I PAGAMENTI IN EUROPA E IN ITALIA A MARZO 2021

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Come era facile prevedere l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha peggiorato le tempistiche di pagamento della stragrande maggioranza delle imprese a livello europeo e mondiale.

 

studio pagamenti

Nel 2020 gli imprenditori hanno affrontato una crisi inedita che ha colpito in maniera trasversale moltissimi settori. Le aziende, infatti, si sono dovute adattare ad un contesto in piena emergenza, in cui i governi dei paesi colpiti hanno preso decisioni drastiche, e a volte diametralmente opposte, che cercavano di salvaguardare al contempo la salute pubblica e la tenuta del sistema economico.
In particolare, in questo articolo focalizzeremo la nostra attenzione sui tempi di pagamento, indicatore cruciale dello stato di salute del sistema imprenditoriale e di un intero paese, per cercare di capire insieme cosa ci aspetta nel prossimo futuro.

Il trend dei pagamenti dei paesi europei
Secondo gli ultimi dati presentati da CRIBIS in occasione dello Studio Pagamenti 2021, il grado di puntualità delle imprese europee a dicembre 2020 è compreso in una forbice che va dal 13,1% della Romania fino al 88,6% della Danimarca, paese dove circa nove aziende su dieci pagano i propri i fornitori alla scadenza. Completano le prime dieci posizioni Polonia (76%), Olanda (75%), Russia (73,7%), Ungheria (66,6%), Germania (65%), Svezia (57,7%), Lussemburgo (55,5%), Finlandia (53%) e Slovenia (49%).

Tra i paesi europei, in particolare, si segnalano Finlandia e Ungheria, nazioni in grado addirittura di crescere in termini di puntualità dei pagamenti. La prima, infatti, passa dal 48,9% di giugno 2020 al 53% di dicembre 2020, mentre la seconda nello stesso periodo cresce dal 63,5% al 66,6% con due terzi delle aziende ungheresi che regolano i propri pagamenti entro la data stabilita.
L’Italia con poco più di un terzo dei pagatori puntuali, il 35,7%, si conferma il paese fanalino di coda tra le grandi nazioni europee, mettendo in risalto ancora una volta le difficoltà delle imprese italiane di saldare i loro conti in tempo.

La ristorazione, uno dei settori in maggiore difficoltà nei pagamenti
A livello globale la ristorazione, insieme al comparto ricettivo e turistico, sono tra i settori che hanno subito una contrazione maggiore dei ricavi, con le conseguenti difficoltà che si sono ripercosse sui fornitori e sull’intera filiera. La crisi attraversata dalle strutture ricettive, dai bar e dai ristoranti, infatti, è stata innescata dalle misure di contenimento della pandemia che i vari governi nazionali hanno adottato. A questo, poi, si sono aggiunti nuovi stili di vita e abitudini che l’hanno ulteriormente aggravata.
Anche in questo caso le differenze tra i paesi europei sono significative e figlie delle politiche che i governi hanno messo in campo per affrontare l’emergenza sanitaria.
Nel settore della ristorazione, tra i paesi europei, spicca la Danimarca, paese che ha fatto registrare buone performance per quanto riguarda la capacità di onorare i pagamenti. Infatti, circa otto ristoratori danesi su dieci hanno pagato puntualmente i fornitori, dato rimasto sostanzialmente invariato tra il 2019 e il 2020.
Anche Regno Unito e Germania fanno registrare variazioni tutto sommato positive fra il 2019 e il 2020. I ristoratori tedeschi, infatti, pagano alla scadenza nel 58,9% dei casi, in lieve calo rispetto al dato dell’anno precedente. Le attività nel Regno Unito, invece, nel 2020 hanno pagato entro il termine nel 38,3% dei casi, addirittura meglio di quattro punti e mezzo rispetto al 2019.
In controtendenza Francia e Spagna che, a dicembre 2020, fanno registrare dati meno incoraggianti. Nei due paesi, infatti, rispettivamente solo il 30,6% e il 30,8% delle attività della ristorazione riescono a saldare alla scadenza concordata.
In Italia, invece, il trend rimane stabile, anche se in un contesto poco virtuoso. Infatti, nel nostro Paese a dicembre 2020 poco più di un ristoratore su dieci, il 13,4%, ha onorato i pagamenti alla scadenza.

Il trend dei pagamenti delle imprese Italiane
Le aziende italiane che pagano con grave ritardo sono passate dal 10,5% di dicembre 2019 al 12,8% di dicembre 2020 e sono arrivate al 13,1% in questo primo trimestre 2021.

A livello regionale la pandemia nel 2020 ha moltiplicato i ritardi gravi nei pagamenti nell’Italia settentrionale: Valle d’Aosta (+41,5%), Friuli – Venezia Giulia (+40,3%), Veneto (+35,8%), Piemonte (+30,9%) e Lombardia (+30,3%). Nonostante il peggioramento generale della situazione, la Lombardia con l’8,6% e il Veneto con il 9,1% si piazzano al terzo e quarto posto del ranking delle regioni con meno ritardi oltre i 30 giorni, dietro solo a Trentino – Alto Adige (6,6%) ed Emilia-Romagna (8%),
Se la percentuale dei pagamenti in grave ritardo è tutt’altro che positiva, altrettanto non si può dire per quanto riguarda quella dei pagatori puntuali. Infatti, le imprese che pagano alla scadenza sono aumentate, passando dal 35,7% del quarto trimestre del 2020 al 36,5% del primo trimestre di questo anno. Un incremento che lascia intravedere uno spiraglio verso un prossimo futuro in cui le relazioni fra le imprese cambieranno. Questo dato fa supporre che molte realtà siano state in grado di fare squadra e si siano adattate nel migliore dei modi al contesto creato dalla pandemia. , Infatti, se da un lato molte imprese hanno accusato una diminuzione dei ricavi con conseguente crisi di liquidità, dall’altro molte altre si sono supportate a vicenda.
Comunità di intenti, relazioni solide e mutuali tra imprese hanno permesso dunque a molte realtà di resistere e fronteggiare la crisi, anche in comparti colpiti pesantemente dal Covid. Un risvolto positivo che ha proposto un modo di collaborare e di fare network replicabile anche in altri ambiti, dall'innovazione di processi e prodotti fino alla ricerca di nuovi mercati.