I PAGAMENTI DELLE IMPRESE EUROPEE E ITALIANE A MARZO 2022


In questo articolo dell’osservatorio iCribis proveremo a fare maggiore chiarezza sulla situazione europea, concentrandoci in particolar modo sui tempi di pagamento delle imprese italiane, un indicatore importante per analizzare lo stato di salute del sistema imprenditoriale del nostro Paese e per capire le future sfide che si prospettano all’orizzonte.

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Dopo le difficoltà legate all’emergenza Covid-19, i pagamenti delle imprese italiane stanno tornando progressivamente alla normalità. Migliorano, infatti, i pagamenti alla scadenza anche se rimaniamo ancora lontani dalle principali economie industrializzate. Questo in estrema sintesi il dato che emerge dall’ultimo “Studio Pagamenti 2022” di Cribis, aggiornato al primo trimestre di questo anno.

Il trend dei pagamenti in Europa

Secondo i dati dell’ultimo “Studio Pagamenti” di Cribis, presentato lo scorso 11 maggio, la puntualità nel saldare le proprie fatture delle imprese europee è in crescita. A dicembre 2021, infatti, la percentuale di pagamenti alla scadenza va dal 14,4% delle imprese romene (+1,3% rispetto al Q4 2020) al 90,2% di quelle danesi (+0,6% rispetto al Q4 2020). Completano la “top 10” dei Paesi con le imprese più virtuose la Slovacchia (76,4%), la Polonia (74,8%), I Paesi Bassi (74,2%), la Svizzera (71,8%), l’Ungheria (70,7%), la Germania (65,4%), la Svezia (60,6%), la Repubblica Ceca (59%) e la Slovenia (53,2%). L’Italia con circa due pagatori puntuali su cinque, il 38,5% (+11% rispetto a dicembre 2019), vede migliorare la tempestività dei pagamenti alla scadenza delle sue imprese, anche se si conferma lontana dalle altre grandi nazioni europee. Il nostro Paese, infatti, è dietro, oltre alla già citata Germania, alla Spagna (44,4%), al Belgio (44,0%), al Regno Unito (42,8%) e alla Francia (42,1%). Fanno peggio solo la Croazia (37,7%), l’Irlanda (32,7%), la Serbia (32,0%), la Grecia (25,5%), la Bulgaria (20,6%) il Portogallo (17,2%) e il fanalino di coda Romania.

Il trend in calo dei ritardi gravi nei pagamenti in Italia

Diminuiscono in Italia i ritardi gravi nei pagamenti, ossia quelli oltre i trenta giorni. Le realtà imprenditoriali italiane che pagano con grave ritardo, infatti, sono passate dall’11,0% di dicembre 2021 al 10,5% di questo primo trimestre 2022. Un trend, quello dei ritardi gravi delle imprese italiane, che ha visto una crescita notevole durante il periodo 2007-2013 (con il picco nel Q4 del 2009 con il 17,1% dei pagamenti oltre i trenta giorni), seguita da una lenta discesa, che si è poi stabilizzata a partire dal biennio 2017-2019. A livello regionale i ritardi gravi nei pagamenti commerciali si concentrano nel Sud e nelle Isole (16.6%): Calabria (19,2%), Sicilia (19,2%), Campania (16,2%), Abruzzo (19,2%), Puglia (14,9%), Molise (14,4%), Sardegna (14,4%) e Basilicata (12,4%). Decisamente migliore la situazione delle imprese del Centro Italia (12%), del Nord-Ovest (7,9%) e del Nord-Est (7%).

Migliora la situazione dei pagamenti alla scadenza

In miglioramento anche la percentuale dei pagamenti alla scadenza. A Marzo 2022 i pagatori puntuali rappresentano il 38,8% del totale. Le imprese che pagano alla scadenza si confermano in crescita, passando dal 36,5% del primo trimestre del 2021 al 38,8% del primo trimestre di quest’anno. Le imprese del Nord-Est sono quelle più affidabili con il 46,7% dei pagamenti alla scadenza. Seguono le realtà imprenditoriali del Nord-Ovest con il 44,6% dei pagamenti puntuali, quelle del Centro con il 34,7% e quelle del Sud e delle Isole con il 25,4%. La regione con le imprese più virtuose è la Lombardia con il 48,4% dei pagamenti alla scadenza, seguita dall’Emilia-Romagna (47,0%), il Veneto (46,9%), il Friuli-Venezia Giulia (45,8%), il Trentino-Alto Adige (45,8%), le Marche (43,0%) e il Piemonte (40,8%). Chiudono il ranking regionale dei pagamenti “puntuali” la Sardegna (25,7%), la Campania (25,2%), la Calabria (21,8%) e la Sicilia (21,7%).

I pagamenti secondo i gruppi merceologici

Il gruppo merceologico più virtuoso nei pagamenti è ancora una volta quello dei servizi finanziari. Infatti, il 50,9% delle imprese di questo settore salda le fatture alla scadenza, il 41,4% entro trenta giorni e solo il 7,7% con un ritardo grave. Buona anche la performance del comparto manifatturiero con il 43,9% dei pagamenti alla scadenza, il 49,3% entro trenta giorni e il 6,8% dei ritardi gravi. Persistono le difficoltà delle imprese del commercio al dettaglio e del settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca), rispettivamente con una percentuale di ritardi gravi del 16,2% e del 12,1%. I dati fin qui analizzati restituiscono un quadro che, nonostante l’incertezza dell’attuale contesto economico mondiale, lascia ben sperare per il prossimo futuro e che pone l’attenzione su un fattore oramai irrinunciabile per chi fa impresa: la necessità di dotarsi di strumenti di monitoraggio e analisi efficaci per valutare l’affidabilità di fornitori e partner, così da non incorrere in sgradite sorprese.

I PAGAMENTI DELLE IMPRESE EUROPEE E ITALIANE A MARZO 2022


In questo articolo dell’osservatorio iCribis proveremo a fare maggiore chiarezza sulla situazione europea, concentrandoci in particolar modo sui tempi di pagamento delle imprese italiane, un indicatore importante per analizzare lo stato di salute del sistema imprenditoriale del nostro Paese e per capire le future sfide che si prospettano all’orizzonte.

https://admin.icribis.com/images/11_pagamenti_imprese_infografica.jpg

Dopo le difficoltà legate all’emergenza Covid-19, i pagamenti delle imprese italiane stanno tornando progressivamente alla normalità. Migliorano, infatti, i pagamenti alla scadenza anche se rimaniamo ancora lontani dalle principali economie industrializzate. Questo in estrema sintesi il dato che emerge dall’ultimo “Studio Pagamenti 2022” di Cribis, aggiornato al primo trimestre di questo anno.

Il trend dei pagamenti in Europa

Secondo i dati dell’ultimo “Studio Pagamenti” di Cribis, presentato lo scorso 11 maggio, la puntualità nel saldare le proprie fatture delle imprese europee è in crescita. A dicembre 2021, infatti, la percentuale di pagamenti alla scadenza va dal 14,4% delle imprese romene (+1,3% rispetto al Q4 2020) al 90,2% di quelle danesi (+0,6% rispetto al Q4 2020). Completano la “top 10” dei Paesi con le imprese più virtuose la Slovacchia (76,4%), la Polonia (74,8%), I Paesi Bassi (74,2%), la Svizzera (71,8%), l’Ungheria (70,7%), la Germania (65,4%), la Svezia (60,6%), la Repubblica Ceca (59%) e la Slovenia (53,2%). L’Italia con circa due pagatori puntuali su cinque, il 38,5% (+11% rispetto a dicembre 2019), vede migliorare la tempestività dei pagamenti alla scadenza delle sue imprese, anche se si conferma lontana dalle altre grandi nazioni europee. Il nostro Paese, infatti, è dietro, oltre alla già citata Germania, alla Spagna (44,4%), al Belgio (44,0%), al Regno Unito (42,8%) e alla Francia (42,1%). Fanno peggio solo la Croazia (37,7%), l’Irlanda (32,7%), la Serbia (32,0%), la Grecia (25,5%), la Bulgaria (20,6%) il Portogallo (17,2%) e il fanalino di coda Romania.

Il trend in calo dei ritardi gravi nei pagamenti in Italia

Diminuiscono in Italia i ritardi gravi nei pagamenti, ossia quelli oltre i trenta giorni. Le realtà imprenditoriali italiane che pagano con grave ritardo, infatti, sono passate dall’11,0% di dicembre 2021 al 10,5% di questo primo trimestre 2022. Un trend, quello dei ritardi gravi delle imprese italiane, che ha visto una crescita notevole durante il periodo 2007-2013 (con il picco nel Q4 del 2009 con il 17,1% dei pagamenti oltre i trenta giorni), seguita da una lenta discesa, che si è poi stabilizzata a partire dal biennio 2017-2019. A livello regionale i ritardi gravi nei pagamenti commerciali si concentrano nel Sud e nelle Isole (16.6%): Calabria (19,2%), Sicilia (19,2%), Campania (16,2%), Abruzzo (19,2%), Puglia (14,9%), Molise (14,4%), Sardegna (14,4%) e Basilicata (12,4%). Decisamente migliore la situazione delle imprese del Centro Italia (12%), del Nord-Ovest (7,9%) e del Nord-Est (7%).

Migliora la situazione dei pagamenti alla scadenza

In miglioramento anche la percentuale dei pagamenti alla scadenza. A Marzo 2022 i pagatori puntuali rappresentano il 38,8% del totale. Le imprese che pagano alla scadenza si confermano in crescita, passando dal 36,5% del primo trimestre del 2021 al 38,8% del primo trimestre di quest’anno. Le imprese del Nord-Est sono quelle più affidabili con il 46,7% dei pagamenti alla scadenza. Seguono le realtà imprenditoriali del Nord-Ovest con il 44,6% dei pagamenti puntuali, quelle del Centro con il 34,7% e quelle del Sud e delle Isole con il 25,4%. La regione con le imprese più virtuose è la Lombardia con il 48,4% dei pagamenti alla scadenza, seguita dall’Emilia-Romagna (47,0%), il Veneto (46,9%), il Friuli-Venezia Giulia (45,8%), il Trentino-Alto Adige (45,8%), le Marche (43,0%) e il Piemonte (40,8%). Chiudono il ranking regionale dei pagamenti “puntuali” la Sardegna (25,7%), la Campania (25,2%), la Calabria (21,8%) e la Sicilia (21,7%).

I pagamenti secondo i gruppi merceologici

Il gruppo merceologico più virtuoso nei pagamenti è ancora una volta quello dei servizi finanziari. Infatti, il 50,9% delle imprese di questo settore salda le fatture alla scadenza, il 41,4% entro trenta giorni e solo il 7,7% con un ritardo grave. Buona anche la performance del comparto manifatturiero con il 43,9% dei pagamenti alla scadenza, il 49,3% entro trenta giorni e il 6,8% dei ritardi gravi. Persistono le difficoltà delle imprese del commercio al dettaglio e del settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca), rispettivamente con una percentuale di ritardi gravi del 16,2% e del 12,1%. I dati fin qui analizzati restituiscono un quadro che, nonostante l’incertezza dell’attuale contesto economico mondiale, lascia ben sperare per il prossimo futuro e che pone l’attenzione su un fattore oramai irrinunciabile per chi fa impresa: la necessità di dotarsi di strumenti di monitoraggio e analisi efficaci per valutare l’affidabilità di fornitori e partner, così da non incorrere in sgradite sorprese.