Attività immobiliari

Volendo osservare il fenomeno dal punto di vista territoriale, è evidente che il settore si concentra per oltre due terzi (67,6%) nell’Italia settentrionale: nello specifico la distribuzione geografica delle imprese è per il 26,2% nel Nord-Est e per il 41,4% nel Nord-Ovest, area dove pesano in particolar modo la Lombardia (26,3%) e il Piemonte (11,7%). La Toscana e il Lazio, rispettivamente con il 9,1% e il 8,7% delle imprese del settore, sono le realtà più significative dell’Italia centrale, che da sole sono in grado di superare numericamente le attività immobiliari presenti nel meridione (7,5%) e nelle isole (3,1%).

Il settore è composto per il 32,7% da mediatori immobiliari, per il 29,2% da imprese che affittano e gestiscono immobili di proprietà o in leasing (edifici e alloggi residenziali, case, appartamenti, camere per soggiorni di lunga durata, magazzini ed edifici non residenziali) e per il 25% da attività di compravendita di beni immobili propri. Tra le restanti attività è interessante notare la percentuale di soggetti che gestiscono i beni immobiliari per conto terzi (6,2%) e quelli che si occupano della gestione di residence, alberghi, campeggi, case vacanze, aree per roulotte ed altre strutture di sistemazione non residenziale o di breve durata (3,2%).

Il settore con un fatturato, che quest’anno secondo le recenti previsioni dovrebbe aggirarsi  intorno ai 121 miliardi di euro (tornando ai livelli del 2010), rappresenta una componente di primaria importanza del Prodotto interno lordo nazionale. Le imprese immobiliari, di cui si conosce il fatturato, si attestano prevalentemente in fasce di fatturato medio-basso: il 33,2% nella fascia 100.000 – 499.999 €, per il 27,1% nella fascia 10.000 – 49.999 € e per il 18,8% nella fascia 50.000 – 99.999 €. Poche, invece, le attività che dichiarano un fatturato superiore ai 500.000 € (12,5%) o inferiore ai 10.000 € (8,4%).