I DIPENDENTI DELLE AZIENDE ITALIANE


Tra le imprese di cui si conosce il dato riguardante il numero di dipendenti, ovvero il 99,7% di quelle totali, si possono distinguere quattro tipologie d’impresa: le “micro-imprese” (impiegano fino a un massimo di cinque dipendenti e rappresentano il 90,6%), le “piccole imprese” (occupano un numero di dipendenti inferiore alle cinquanta unità e raggiungono l’8,4%), le “medie imprese” (hanno alle loro dipendenze meno di duecento persone e rappresentano lo 0,6%) e, infine, le “grandi imprese” (aziende con più di duecento lavoratori e che pesano per il restante 0,1%).

La distribuzione geografica del fenomeno è legata in maniera forte alla densità delle imprese attive nelle differenti aree geografiche, con l’Italia settentrionale che trasversalmente detiene il 47,8% delle micro-imprese, il 54,7% delle piccole, il 61,5% delle attività con meno di duecento dipendenti e il 62,9% delle grandi imprese. In particolare in questo contesto un ruolo di primaria importanza è giocato dalla Lombardia, regione che sul proprio territorio vede presenti il 16,3% delle micro-imprese, il 20,1% delle imprese con meno di cinquanta dipendenti, il 25,5% delle medie e il 27,8% delle grandi imprese.

Interessanti i dati che emergono a livello settoriale. Tra le attività che impiegano fino a 5 dipendenti, il 25,8% appartiene al commercio (nello specifico il 16,3% al dettaglio e il 9,5% all’ingrosso), il 10% ai lavori di costruzione specializzati e il 12% alle coltivazioni agricole, alla produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi.

Nel novero delle piccole imprese, oltre a quelle operanti nel commercio al dettaglio (8,3%) e all’ingrosso (7%), è significativa la percentuale delle attività dei servizi di ristorazione (10,3%) e di quelle impegnate nella fabbricazione di prodotti in metallo (6%).

Tra le attività di media grandezza (ovvero le aziende con meno di 200 dipendenti) il 32,3% appartiene al manifatturiero: il 5,2% aziende specializzate nella fabbricazione di macchinari e apparecchiature n.c.a. (5,2%) e aziende che realizzano prodotti in metallo (5,2%).

Tra le grandi imprese è interessante la percentuale nel settore socio-sanitario (11,9% di cui il 6,9% nell’assistenza sanitaria e il 3,5% nell’assistenza sociale non residenziale) e nel trasporto e magazzinaggio (8,3% di cui il 4,7% nel magazzinaggio e nelle attività di supporto ai trasporti).Ultimo dato da porre in evidenza è la diminuzione del peso delle imprese rosa (ovvero quelle con dove la percentuale femminile rispetto al totale dipendenti è superiore al 75%) man mano che le dimensioni del personale crescono. Infatti, se per le micro-imprese la percentuale di quest’ultime è del 19,8%, nelle piccole imprese è del 9,7%, nelle imprese di medie dimensioni è del 5,7% fino ad un minimo del 3,1% nelle grandi imprese con più di duecento dipendenti.

I DIPENDENTI DELLE AZIENDE ITALIANE


Tra le imprese di cui si conosce il dato riguardante il numero di dipendenti, ovvero il 99,7% di quelle totali, si possono distinguere quattro tipologie d’impresa: le “micro-imprese” (impiegano fino a un massimo di cinque dipendenti e rappresentano il 90,6%), le “piccole imprese” (occupano un numero di dipendenti inferiore alle cinquanta unità e raggiungono l’8,4%), le “medie imprese” (hanno alle loro dipendenze meno di duecento persone e rappresentano lo 0,6%) e, infine, le “grandi imprese” (aziende con più di duecento lavoratori e che pesano per il restante 0,1%).

La distribuzione geografica del fenomeno è legata in maniera forte alla densità delle imprese attive nelle differenti aree geografiche, con l’Italia settentrionale che trasversalmente detiene il 47,8% delle micro-imprese, il 54,7% delle piccole, il 61,5% delle attività con meno di duecento dipendenti e il 62,9% delle grandi imprese. In particolare in questo contesto un ruolo di primaria importanza è giocato dalla Lombardia, regione che sul proprio territorio vede presenti il 16,3% delle micro-imprese, il 20,1% delle imprese con meno di cinquanta dipendenti, il 25,5% delle medie e il 27,8% delle grandi imprese.

Interessanti i dati che emergono a livello settoriale. Tra le attività che impiegano fino a 5 dipendenti, il 25,8% appartiene al commercio (nello specifico il 16,3% al dettaglio e il 9,5% all’ingrosso), il 10% ai lavori di costruzione specializzati e il 12% alle coltivazioni agricole, alla produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi.

Nel novero delle piccole imprese, oltre a quelle operanti nel commercio al dettaglio (8,3%) e all’ingrosso (7%), è significativa la percentuale delle attività dei servizi di ristorazione (10,3%) e di quelle impegnate nella fabbricazione di prodotti in metallo (6%).

Tra le attività di media grandezza (ovvero le aziende con meno di 200 dipendenti) il 32,3% appartiene al manifatturiero: il 5,2% aziende specializzate nella fabbricazione di macchinari e apparecchiature n.c.a. (5,2%) e aziende che realizzano prodotti in metallo (5,2%).

Tra le grandi imprese è interessante la percentuale nel settore socio-sanitario (11,9% di cui il 6,9% nell’assistenza sanitaria e il 3,5% nell’assistenza sociale non residenziale) e nel trasporto e magazzinaggio (8,3% di cui il 4,7% nel magazzinaggio e nelle attività di supporto ai trasporti).Ultimo dato da porre in evidenza è la diminuzione del peso delle imprese rosa (ovvero quelle con dove la percentuale femminile rispetto al totale dipendenti è superiore al 75%) man mano che le dimensioni del personale crescono. Infatti, se per le micro-imprese la percentuale di quest’ultime è del 19,8%, nelle piccole imprese è del 9,7%, nelle imprese di medie dimensioni è del 5,7% fino ad un minimo del 3,1% nelle grandi imprese con più di duecento dipendenti.

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