Le quote rosa nell'imprenditoria italiana

Le differenze di genere in ambito lavorativo costituiscono una risorsa, vanno riconosciute e utilizzate correttamente per lo sviluppo delle imprese. Per il mese di aprile proponiamo un’analisi sulle “quote rosa” nelle imprese italiane. 

Su base nazionale le imprese con una presenza femminile forte (ovvero quelle dove la percentuale rispetto al totale dipendenti è superiore al 75%) rappresentano il 18,8% del totale delle aziende italiane e si concentrano per il 43,7% nel Nord-Italia, per il 35,1% nel Sud e nelle Isole e per il restante 21,2% al Centro.

A livello geografico Lombardia (13,8%), Lazio (9,4%) e Campania (9,3%) si aggiudicano il podio per il maggior numero d’imprese femminili sul proprio territorio: le tre regioni da sole, infatti, detengono circa il 32% del totale nazionale. Seguono distaccate di pochi punti percentuali Piemonte (8%), Emilia-Romagna (7,8%), Veneto (7,7%), Toscana e Sicilia (entrambe 7,6%). A livello provinciale, invece, le prime posizioni sono occupate da Roma (6,8%), Milano (5,9%), Napoli (4,1%), Torino (3,9%) e Brescia (2,2%).  

I dati fotografano anche una diversa composizione in termini settoriali: le imprese femminili sono più che numerose nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca (25,7%), sanità e assistenza sociale (25,2%), alloggio e ristorazione (25,1%), commercio (22,1%) e istruzione (17%).  

La maggiore concentrazione si registra nel settore dei servizi, dove le imprese con un presenza femminile forte arrivano al 47,6% delle attive, nello specifico nei servizi rivolti alla persona (56,7%): lavanderie (65,6%), parrucchieri, estetiste e benessere in senso ampio (62,2%).

Al contrario l’industria si attesta solo al 13,8%, ma con punte significative nel tessile (28,6%), nella confezione di articoli d’abbigliamento, articoli in pelle e pelliccia (44,8%) e nella fabbricazione di articoli in pelle e simili (29,9%).