Bilancio consolidato

Antiriciclaggio e verifica del titolare effettivo

A partire da fine luglio 2019 diviene obbligatoria, per tutti gli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, l’applicazione dei principi dettati dalle regole tecniche pubblicate in data 23 gennaio 2019 dal CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) in materia di antiriciclaggio. Le disposizioni sono state emanate allo scopo di tutelare l'integrità del sistema economico e finanziario, permettendo ai professionisti delle categorie interessate di valutare correttamente il rischio di riciclaggio nell’esercizio delle loro prestazioni professionali. Il CNDCEC avrà anche il compito di verificare il rispetto di tali obblighi e sanzionare eventuali violazioni della normativa antiriciclaggio.

Regole tecniche CNDCEC

L’art. 11, comma 2, D.Lgs. n. 231/2007 demanda agli organismi di autoregolamentazione il compito di elaborare e aggiornare regole tecniche attuative del D.Lgs. n. 231/2007, previo parere del Comitato di sicurezza finanziaria, in materia di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui i professionisti sono esposti nell’esercizio della propria attività, di controlli interni, di adeguata verifica, anche semplificata della clientela e di conservazione.
Le tre regole tecniche, emanate dal CNDCEC in qualità di organismo di autoregolamentazione, sono rivolte agli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e hanno ad oggetto i seguenti obblighi antiriciclaggio:

- autovalutazione del rischio di riciclaggio a cui sono esposti i clienti e le prestazioni professionali esercitate, oltre a valutare l’esposizione a tale rischio dei soggetti destinatari della normativa stessa, come indicato dalla metodologia della Commissione Europea;

- adeguata verifica della clientela, con particolare attenzione agli studi associati e alle società tra professionisti, nelle quali con le opportune cautele i relativi obblighi possono essere espletati in modalità centralizzata;

- conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni, sia in forma cartacea che digitale.

Valutazione del rischio

L’autovalutazione del rischio di riciclaggio e/o finanziamento al terrorismo deve essere eseguita dai professionisti obbligati e non può essere delegata ad altri. Tale pratica deve essere svolta con cadenza triennale e diverrà obbligatoria a partire dal 1° gennaio 2020, specificando che i professionisti dovranno depositare i risultati della stessa, per l’anno 2019, entro il 30 aprile 2020.

Per semplificare l’esecuzione di tale obbligo, è stata definita una scala graduata dipendente da due fattori necessari per la valutazione, ovvero:

  • Rischio inerente: rischio correlato alla probabilità che un evento negativo si possa verificare; viene calcolato in base al tipo di clientela, area geografica, modalità di esecuzione della prestazione professionale e servizi offerti.
  • Vulnerabilità dello studio professionale: carenze organizzative e strutturali che permettono al rischio inerente di concretizzarsi e dare origine a fenomeni di riciclaggio non rilevati; viene calcolata sulla base della formazione dei membri dello studio, adeguata verifica della clientela, modalità di conservazione dei documenti, segnalazione di operazioni sospette e di violazioni alle norme sull’uso del contante.

Questi due fattori contribuiscono a determinare il rischio residuo, il quale rappresenta un indice dell’esposizione dello studio alle attività di riciclaggio; la determinazione del valore del rischio residuo permette al professionista di applicare le misure più adeguate per la gestione e mitigazione dello stesso.

Una volta individuato rischio inerente e livello di vulnerabilità, per calcolare il rischio residuo occorre inserire i valori nella matrice di calcolo del rischio residuo. Il livello del rischio residuo varia tra i valori 1 e 4: maggiore è il valore, più alta è la probabilità che uno studio sia esposto ad attività illecite. La matrice che determina il livello di rischio residuo si basa su una ponderazione del 40% del rischio inerente e del 60% della vulnerabilità, partendo dal presupposto che la componente di vulnerabilità abbia più rilevanza nel determinare il livello di rischio residuo.